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Recensione della guida Le Tavole della Birra d’Italia

Nel capitolo dedicato agli stili della birra, che ha inizio a pagina 19 della guida, vengono inserite le Ale, le Lager e le Abbazia, quando è invece noto che non rappresentano alcuno stile propriamente detto, ma costituiscono tutt’al più gruppi di birre ad alta o bassa fermentazione. Abbazia indica invece un gruppo di stili vari che non danno nessun riferimento preciso allo stile.

Per quanto riguarda i consigli di abbinamento relativi al binomio birra-cibo, a pagina 40 della guida è riportata una tavola nella quale ad ogni piatto di tutti i giorni, o presunto tale (tortelli verdi, peperonata, arrosto di vitello, pollo al forno al limone, solo per citarne alcuni), viene associato uno specifico stile di birra che, per le sue particolari caratteristiche, ben si abbinerebbe alla pietanza stessa. Peccato che siano quasi tutti sbagliati e si commetta lo stesso errore di categorizzazione degli stili di pagina 19, abbinando alle Ale, che non rappresentano uno stile ma vari, le scaloppine di petto di pollo.
Un altro esempio: agli spaghetti alla carbonara viene suggerito un abbinamento con una stout.

Nel capitolo dedicato ai migliori ristoranti, pub e beershop della lombardia mancano parecchi locali di riferimento per quanto riguarda il mondo della birra artigianale. Per dirne solo alcuni basti citare l’Abbazia di Sherwood, il The Dome, L’Inestube, il Birrificio Italiano, il Birrificio di Lambrate, l’Hop, l’Isola della Birra, il BQ, l’Enoteca e la Birreria Decanter; mentre sono riportati locali come il Woodstock, rimasto chiuso per diverso tempo e riaperto solo da poco, la Trattoria Toscana, con birre come la Nastro Azzurro e la Miller, e il Nouveau, con la Beck’s servita alla spina…

Nello stesso capitolo, a pagina 66, viene segnalata l’Enoteca Longo di Legnano, dove in riferimento alla birra La30 del birrificio Bauscia viene detto che contiene un ‘segreto’ ingrediente afrodisiaco, quando tale ingrediente è invece chiaramente scritto nell’etichetta della bottiglia.

A pagina 69 una scheda recensisce il ristorante Cracco, vincitore del “premio speciale per il miglior abbinamento cibo-birra”, premio assegnato ad una pietanza di capasanta marinata nel Campari (?!) con latte di cocco e cumino abbinata alla Tripel Karmeliet di Bosteels.

A pagina 214 viene recensito il Merlo Parlante che, stando alla simbologia della guida, viene considerato un Beershop, quando invece si tratta di un pub, come la descrizione stessa conferma. Lo stesso errore viene ripetuto più volte con molti altri locali.

Per concludere, tenendo presente tutti i precedenti punti, risulta quantomeno dubbia la competenza e la professionalità dei recensori della guida, lasciando così ampi margini di critica rispetto alla serietà e all’affidabilità della guida stessa. Non sono infatti ben chiari quali possano essere stati i criteri di valutazione adottati che hanno determinato scelte evidentemente opinabili.

Nel video che pubblicherò un po’ alla volta sul mio blog sentirete anche il curatore della guida, Antonio Paolini, affermare che ci sono anche birre di cui i tempi di spillatura sono di 25 minuti.

Tutto ciò senza dimenticare un ultimo piccolo dettaglio che metterebbe in allarme chiunque: non solo nella guida viene recensito un locale di proprietà di un membro del consiglio direttivo di AssoBirra, cosa già di per sé discutibile, ma, casualmente, tale locale viene premiato come “miglior pub dell’anno”.

A breve l’intervista con Carlo Cracco e Luca Gardini ( campione del mondo 2010 dei Sommelier)

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22 Responses to “Recensione della guida Le Tavole della Birra d’Italia”


  1. 1 pa
    novembre 10, 2010 alle 18:39

    sono ben altre le cose che mi mettono in allarme

  2. novembre 11, 2010 alle 16:25

    Ma che senso ha questo “errata corrige”? Non doveva essere una recensione?

  3. 4 Alessio
    novembre 11, 2010 alle 16:49

    Il conflitto di interessi nel caso della recensione di Open Baladin è evidente!
    Se si fosse trattato realmente di un locale di poca qualità, vorrei vedere chi e con quale coraggio l’avrebbe recensito in maniera negativa..

    In questo caso come in altri è giusto dire che il consumatore dovrebbe poter leggere la versione definitiva di una guida del genere e non una versione beta…

  4. novembre 11, 2010 alle 22:09

    Paoletto non capisco la risposta piccata, mi sembra quasi dettata da un certo grado di permalosità. Tuttavia la mia era una domanda legittima.
    Leggendo il titolo mi aspettavo una recensione, invece trovo una sfilza di presunte imprecisioni della guida, di cui ho difficoltà a capirne l’utilità. Magari puoi illuminarmi.

    • novembre 12, 2010 alle 15:56

      Non sono permaloso!sapendo che fai parecchie recensioni interessanti,ero solo curioso di sapere cosa ne pensi di questa guida.
      ps.non sono presunte imprecisione ma sono degli errori grassolani.

  5. 7 conteugolino
    novembre 12, 2010 alle 13:48

    Bella la gag con Cracco e Gardini che parlano di bionde e rosse. Dai adesso manda in onda l’intervista vera, non ci credo che questi siano messi cosi’. Sono due burloni.
    @Alessio: guarda rispetto alle omissioni e a chi hanno premiato, il conflitto d’interessi passa in secondo piano.
    @andrea: che senso ha? beh, a me fa senso leggere ste cose. Polli si sa che non padroneggia bene lo strumento linguistico, ma stavolta mi pare molto efficace, non sara’ una recensione nel senso proprio del termine ma rende l’idea.
    Vado a farmi una capasanta marinata nel gasolio.

  6. 8 Andrea
    novembre 12, 2010 alle 14:45

    sicuramente interessante per noi appassionati, se non ho capito è già in vendita, ma è abbinata all’Espresso?

  7. 9 Schigi
    novembre 13, 2010 alle 11:45

    Alla domanda sull’assenza dei brewpub storici ad Utzeri gli si è formata una nuova ruga.
    Comunque è il numero zero, è il numero zero…aspettiamo il numero uno prima di comprarla, gli esperimenti lasciamoli sugli scaffali.

  8. 11 Schigi
    novembre 13, 2010 alle 11:54

    Si vede che Cracco e il suo sommelier sono grandi intenditori di birra.
    Com’é che si chiama quel piccolo birrificio vicino a San Colombano?
    Gli si è linkato nel cervello il santo con i monaci ed è andato in crash.

  9. 12 Jakub
    novembre 13, 2010 alle 19:18

    Ciao, ti parlo da turista, quindi con nessuna presunzione di nessun tipo….mi sembrano abbastanza chiare le critiche che muovi, ma mi lasciano perplesso due cose…la prima è la categorizzazione di Ale e Abbazia. Mi sembra strano che personaggi immagino autorevoli abbiano potuto commettere un tale errore, è possibile che ci siano diverse scuole di pensiero al riguardo? Sennò non mi spiego le discrepanze, se non pensando che magari la guida stessa possa essere stata pensata per essere alla portata un po’ di tutti, e quindi semplificata.
    La seconda domanda è quella riguardo il miglior pub dell’anno, che mi pare di aver capito sia l’open baladin di roma (sbaglio?), che alla fin fine mi sembra sia riconosciutamente uno dei migliori d’Italia (per frequentazione personale, io sono di qui e ci capito spesso). La tua preferenza a chi sarebbe andata?

    Spero davvero di non essere suonato polemico o altro, vorrei solo spiegarmi come sia possibile che un’iniziativa così venga recepita così male….grazie!

  10. novembre 13, 2010 alle 20:11

    Ciao e grazie di aver scritto.
    Il significato di Ale sta per birre ad alta fermentazione che variano in tantissimi stili con caratteristiche completamente diverse e quindi ne indica solo un gruppo. Per quello che riguarda Abbazie non indica nessun stile. “Birra d’abbazia” è invece un termine meno significativo, che indica una bevanda (la cui produzione è “laica”) che vanta una connessione storica con un’abbazia, talvolta non più esistente. A volte producono su licenza e con la ricetta di un monastero,altre volte pagano solo per lo sfruttamento del nome,
    altre volte l’abbazia richiamata nel nome non ha mai birrificato, o magari non esiste piu’ da diverso tempo o non e’ mai esistita.
    Concludendo la risposta ti dico che non esistono 2 scuole di pensiero ma esiste gente che sa e gente che non sa. Per quello che riguarda Open Roma, quello che discuto non è tanto il locale che potrebbe essere uno dei primi 100 d’italia ma il fatto che c’è un netto conflitto d’interessi ed il motivo l’ho già spiegato.
    Ps. Ho trovato sulla lavagna del locale sotto l’indicazione “stile Abbazia” birre come la tripl ipa di Operbacco.Sicuramente adesso che c’è Giaguarino al comando delle operazioni questi errori non ci saranno più.

    • 14 Luca
      novembre 15, 2010 alle 17:27

      “Ps. Ho trovato sulla lavagna del locale sotto l’indicazione “stile Abbazia” birre come la tripl ipa di Operbacco.Sicuramente adesso che c’è Giaguarino al comando delle operazioni questi errori non ci saranno più.”

      Paolo, un errore sulla lavagna ci può stare. Non dovrebbe esserci, ma non mi sembra la fine del mondo.
      Di solito viene inserita in “birre che fanno stile a se” non essendo classificabile ne tra le tripel ne tra le ipa.

      Non dimentichiamo poi che l’open ha poco più di un anno di vita, le imperfezioni e i problemi ci sono ma si crescerà.

      A presto
      Luca

      • novembre 16, 2010 alle 21:45

        Ma certo che un errore ci può stare ed anche che Open sia uno dei locali migliori, ma la guida è palesemente di parte e questo non va bene, mi sembra una strategia di penetrazione invasiva … da parte loro nei confronti della birra artigianale e di chi la valorizza veramente.

  11. 16 SR
    novembre 14, 2010 alle 14:28

    @Jakub

    per semplificare, è come se alla domanda “quali tipologie di vini ti piacciono?” avesse risposto “a me i rossi” e “a me quelli con le bollicine”

  12. 17 Jakub
    novembre 14, 2010 alle 19:57

    signori, grazie infinite per cortesie e chiarimenti!

  13. novembre 15, 2010 alle 15:54

    Trovo le guide inutili.
    Servono solo ad alimentare l’ego (e conseguentemente il business) dei produttori/ esercenti legati o comunque vicini ai redattori/editori. In questo caso l’esempio della guida Slow Food mi sembra illuminante.
    Non ho avuto modo di vedere questa che credo sia ben fatta vista la presenza tra i redattori di Nicola che stimo.
    Certo che le incongruenze che cita Paolo sono grandi.
    Tra l’altro non ho compreso la polemica su Open Baladin, in che senso conflitto di interessi ???
    davvero qualcuno si aspettava un voto diverso?
    Certo che i due personaggi Cracco e Gardini sono impresentabili.
    E comunque se qualcuno nomina ancora la parola cultura abbinata al bere ed al mangiare mi incazzo!!!!

  14. 19 AndreaMAD3
    novembre 16, 2010 alle 10:01

    Concordo in pieno con l’esempio di SR..
    Certo che essere il campione del mondo di quello che vuole e poi fare queste figure… boh..
    Ne vale davvero la pensa fare una giuda così inutile e sbagliata??? non riesco a trovarne un senso… mah

  15. 20 Jakub
    novembre 16, 2010 alle 11:22

    Non so, l’utilità se la guardi a 360 gradi c’è: più esposizione significa più interesse, quindi più attenzione da parte di chiunque quindi più prestigio e soldi non solo per i ristoranti/pub menzionati nella guida, ma per tutto il mondo-birra….indipendentemente dagli esiti è comunque acqua al mulino di tutti, da un punto di vista strettamente di mercato e “cultura”

  16. 21 paolo
    novembre 19, 2010 alle 08:22

    @ marcos
    comunque sia open baladin esiste, tu non l’avresti inserito?


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