Sono nato a Milano il 10-11-65. La mia adolescenza l’ho passata a giocare a calcio e a tennis arrivando a livelli professionistici in tutti e due gli sport;  in serie C a calcio e a girare il mondo nel tennis a livello giovanile. 
A diciannove anni conobbi il mio primo grande amore e stupidamente mollai TUTTI gli sport per lei ( naturalmente sbagliando). Era anche l’anno del militare. Mi mandarono al Centro Sportivo Ariete di Pordenone e di sera tornavo sempre a Caorle dove avevo una  casa; ero innamorato, e una notte  non rientrare più al Centro Sportivo. Dopo svariati giorni di diserzione io e mio padre decidemmo di fare qualcosa per evitare un processo al tribunale militare. Rientrai quindi in caserma dopo che sia la Polizia che i Carabinieri mi avevano cercato dappertutto. Arrivammo ai cancelli del Centro dove mi aspettavano il medico e il capitano.
Mi portarono in infermeria e mi diedero dei calmanti. il giorno dopo il Capitano mi annunciò che appena tornato dall’ospedale militare sarei stato processato a Peschiera. Dei trentadue ragazzi venuti con me quel giorno solo in due ottenemmo  i giorni di convalescenza. Io, che avevo raccontato ai dottori di numerosi problemi psicologici, familiari, personali e chi più ne ha più ne metta (naturalmente …….)  e un altro che si lanciò contro una vetrata facendosi piuttosto male. Io presi quindici giorni di convalescenza.
Tornato a Milano riuscii a finire il servizio di leva alla Neuro di Baggio facendo l’assistente ai malati mentali.
Fine prima puntata
 A ventun anni mio padre mi regalò la licenza del Taxi ed iniziai a lavorare. Il mio lavoro si svolgeva in questo modo: un mese di lavoro e poi via, a spendere tutto in viaggi. Tre anni dopo aver iniziato a lavorare conobbi una modella cubana  accompagnandola alla sua agenzia in taxi; ci innamorammo e dopo due anni con lei decisi di vendere la licenza e trasferirmi con lei all’Avana. Aprii lì il mio primo locale: un ristorante e discoteca, grazie all’appoggio del padre di lei, colonnello di Fidel Castro che ci aiutò a trovare il posto giusto. Fu un grandissimo successo, guadagnavo moltissimo. Lì le cose funzionavano così: lo stato paga l’affitto del posto e lo stipendio al personale in cambio della la metà dei guadagni.
I problemi nacquero quando la mia gelosissima morosa cominciò a picchiare tutte le ragazze che mi si avvicinavano (ero un bell’uomo, non potevo farci niente!) tanto che mi rese impossibile continuare a stare lì. Decidemmo di tornare in Italia, erano passati due anni. 
Fine seconda puntata
Terza puntata
Non avevo più un lavoro e divenni un giocatore professionista di casinò. Comprai una casa a Saint Vincent dove rimasi un anno e mezzo con la mia cubana. La sua gelosia era sempre immensa. Una sera mentre la pallina girava nella roulette arrivò lei e con forza inaudita mi diede uno schiaffo davanti a tutti i presenti. La gente non guardò il numero uscito, ma me e la mia reazione che fu una domanda: le chiesi “E’ successo qualcosa?” e lei rispose “E’ una settimana che non mi consideri.” e se ne andò. Verso l’una di notte rincasai e trovai tutte le mie cose distrutte, anche le camice di Versace, e lei che urlava come una pazza.
Dopo anni di simili angherie subite da lei le diedi… diciamo una leggera spinta con la mano chiusa in un occhio che la fece volare in un angolo della stanza (io, che sono contrario alla violenza). Mi riempii le tasche dei soldi che riuscii a prendere e partii per Milano. Mi giunse voce che lei mi cercava per tutta la Costa Azzurra in taxi!
Fine terza puntata
Quarta puntata
Finita con lei feci per un periodo il ballerino di flamenco e il cantante di piano bar a Milano. Qualche tempo dopo aprii il primo locale a Milano dove si ballava sui tavoli, in via Bramante. Aveva la fortuna di avere un residence per modelle vicino, in via Giusti e il successo fu assicurato. Peccai però di ingenuità: il locale lo avevo preso in gestione per un breve periodo e dato che funzionava così bene i proprietari decidettero di non rinnovarmi il contratto. Presero quindi il locale e lo fecero fallire in neanche sei mesi. 
Passiamo ora al percorso birrofilo. Nel 2000 aprii l’enoteca Decanter con la mia ex moglie che mi diede anche un figlio, Mattia. Adottai come sempre la regola della qualità che mio padre mi aveva inculcato,poco dopo inserì  le prime birre artigianali firmate Baladin e Birrificio Italiano. Dopo un anno e mezzo lasciai tutto in mano alla mia ex moglie per aiutare un amico che si era innamorato di una ragazza della Transilvania. Mi chiese di andare con lui ad aprire l’enoteca Decanter 2 a Cluj Napoca, la capitale. Lì ebbi un periodo sessuale molto intenso dove ebbi svariate donne ma devo dire che a quel punto non era più un piacere ma un lavoro. 
Il locale partì molto bene e conobbi la figlia del mio commercialista e dopo diverso tempo mi innamorai di lei. Nel frattempo il locale a Milano in mano a mia moglie stava fallendo: mi chiese di tornare a riprenderlo. Lasciai il locale di Cluj al mio amico che si fece confondere dai suoi suoceri cambiando tante cose e riuscì a farlo fallire. Fortunatamente io non ero più in società con lui. Portai a fatica la mia morosa Adi a Milano per farmi dare una mano. Trovammo una situazione tragica di debiti: circa cinquecento euro da pagare tutti i giorni per due anni. le insegnai tutto quello che sapevo e insieme ci siamo rimboccati le maniche. In  quel periodo non avemmo neanche un giorno di vacanza. Risolti i problemi ho iniziato ad investire aprendo  il beershop.
fine quarta puntata
QUINTA PUNTATA.

Il viaggio più incredibile di tutti i tempi

Mi ero appena “sfidanzato” dalla mia ragazza di Cluj Napoca dopo varie vicissitudini di tradimenti e inseguimenti alla James Bond:  la lasciai perchè non mi piaceva condividerla… Dico questo perchè durante il viaggio menzionerò qualcuno che pretendeva di competere con me in amore.

Partenza da Milano per tornare a Cluj Napoca, dicembre. Carico la mia Ford Mondeo Station Wagon benzina 2005 con tutto il ben di dio da mangiare e tutto quello che mi serviva per l’inaugurazione del locale “Decanter II Cluj” in Romania.

Cominciano qui una serie di eventi che hanno dell’incredibile.

Mentre carico la macchina comincia una fortissima nevicata; decido comunque di partire. Arrivo in Piazzale Loreto e capisco che non è proprio giornata, non avrei mai potuto viaggiare con quel tempaccio. Decido quindi di andare a dormire da un’amica. Al mattino riparto nonostante la neve continuasse a cadere e mi ritrovo a quaranta chilometri da Klagernfurt (Austria) quando la macchina si blocca improvvisamente.

Chiamo il carro attrezzi dopo una discreta camminata a piedi per trovare il punto di soccorso e dopo svariate ore arriva. Salgo su e gli chiedo di portarmi all’officina più vicina; arriviamo a Klagernfurt città, alla Ford; il meccanico guarda la macchina e mi dice che il guasto è piuttosto serio e che il pezzo di ricambio necessario doveva arrivare dalla Germania, da Monaco per la precisione. Essendo venerdì pomeriggio, il meccanico chiarisce subito che fino a lunedì non se ne parla. Il danno era astronomico: mi chiese circa duemila Euro! Avendo però premura mi recai in un autonoleggio: non mi concessero un’auto per problemi tra  Austria e Romania riguardanti i troppi furti delle auto noleggiate. A quel punto cerco un hotel e lascio passare il weekend, nel frattempo vado a fare un giro in centro città. Entro in un’enoteca, mi avvicino al bancone e mi si avvicina una bellissima ragazza bionda, alta e con occhi azzurri e mi chiede:

“Davvero sei italiano? Io faccio il linguistico qui a Klagenfurt, sto studiando la lingua…” e iniziamo a parlare…

Durante questo weekend abbiamo girato i locali di Klagenfurt. Lunedì mi reco dal meccanico che dice che ci vogliono altri quindici giorni. Nonostante la fretta sono bloccato – scarico il cibo in una cella di amico della ragazza e via, passo il tempo tra locali e feste… Arriva il fatidico giorno! Potrò ripartire? Il meccanico mi mostra un fax che dice che il pezzo e andato perduto in un incidente del TIR che lo portava. Ne hanno solamente un altro uguale, ma a Barcellona. Mi aspettarono ancora sette-otto giorni di attesa.

 Finamente parto e dopo tutti quei contrattempi trovo anche dodici ore di coda a causa di un incidente. Arrivo in Ungheria con freddo e neve: -20 gradi, aperta campagna. Buco la gomma  e mi affianco tra erba e strada ( strettissima) al buio – erano le dieci di sera. Tiro giù tutta la roba dalla macchina per prendere la ruota, e montarla, buio. Mentre sfilo la gomma il cric cede e mi resta incastrata la mano tra ruota e parafanghi. Fortunatamente la ruota l’avevo già svitata e con un calcio la allento  e riesco a liberarmi. Sanguinavo  copiosamente. Misi la mano nella neve, salii in macchina e telefonai al mio amico a Cluj che non mi fu di aiuto dato che cadde la linea e non riuscii più a ricontattarlo, aveva la scheda vuota e non poteva ricevere chiamate estere. Non mi restò che tentare di riposare un po’ in auto.

Più tardi vengo affiancato da un’ auto con dei ragazzi e ragazze in Mercedes che mi chiedono se è tutto a posto. Le ragazze mi sembravano un po’ disinibite e lui, un tipo stile Corona. Mi chiedono se cambiare la gomma o andare con loro a una festa. Io stanco e affamato provo ad obiettare ma insistono, mi aiutano a ricaricare l’ auto dei cibi e mi portano con loro. Arriviamo in un castello e già mi sentivo su un set di un film di vampiri… Tutto buio, bellissimo , con piscina (ovviamente vuota, in dicembre). Lui suona. Si presenta una ragazza molto bella coi capelli rossi lunghissimi, rosso fuoco e tenut a da catwoman… Le mancava solo la frusta e la mascherina! Ci conduce attraverso un corridoio interminabile, lunghissimo, tutto di pietra dall’ aria antica, buio con poche luci rossastre. In fondo si intravedeva della luce e si sentiva musica tecno. Arriviamo e ci si para davanti uno spettacolo da mozzare il fiato: una sala immensa, con un’enorme piscina coperta piena di ragazze e di architetture di ponticelli che si immergevano anche in acqua, e intorno, enormi poltrone bianche con frutta esotica, crostacei, prelibatezze varie e ragazzi e ragazze in deshabillé che si toccavano e mangiavano. Notai che la percentuale femminile era ben maggiore di quella maschile… Ci saranno state circa quattrocento persone di cui neanche una cinquantina erano uomini. Chiesi lumi al mio accompagnatore, che mi spiegò:  si trattava dell’ addio al nubilato di una ragazza che aveva sposato un ricchissimo russo, era la rossa mozzafiato vestita da catwoman.

Per non offendere i ragazzi che mi avevano invitato fui costretto quasi controvoglia ad adeguarmi alla situazione! Mi recai in bagno che sembrava un labirinto di specchi, a farmi una doccia e cambiarmi. Mi misi su una delle gigantesche poltrone a mangiare crostacei e frutta fresca con 3 ragazze che mi imboccavano e accarezzavano, dopotutto ero un bell’uomo. Una delle tre vedendo la ferita quasi sanguinante sulla mano decise di leccarla e la cosa mi rimase piuttosto impressa.  Ormai ubriaco dopo parecchie gozzoviglie e champagne, mi addormentai contento come un bambino. Il giorno dopo mi svegliai per trovare la sala completamente vuota, non c’ era più nessuno. Chiamai un taxi, dopo aver raggiunto il paese vicino. Tornai alla macchina, misi la gomma di scorta e partii per Cluj.

Ma le disavventure non erano affatto finite! Trovo uno sciopero dei TIR e venti chilometri di coda. Tutto avrei pensato nella vita ma non di trovare in coda a fianco a me il rivale in amore di cui avevo premesso prima,  che andava a trovare la mia ex. Ma quante probabilità c’ erano che me lo trovassi proprio di fianco?

Non solo: lì al confine chi trovo? Trovo lei ad aspettarlo. Mi vede, fa finta di nulla e va via. Per non saper ne leggere ne scrivere e non essendo in vena di controlli elargisco una mancetta al doganiere che mi fa passare senza controllare tutto il cibo e tutto… Nevicava. Riaccendo la macchina e bum: il tergicristallo non va più. Morale della favola: guidai per un’ora e mezza a faccia nella neve fuori dal finestrino fino a Cluj.

Ora dico: uno che ha passato tutti questi calvari può ancora avere paura di qualcosa?

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4 Responses to “Biografia ” La mia vita in 10 puntate””


  1. 1 Livingstone
    giugno 15, 2010 alle 15:40

    Ma….
    Dimmi che almeno una parte è frutto della tua fantasia!

    Cacchio! Pianta la birra e scrivi le tue memorie!
    Sarebbe un bestseller!

    Ciao,
    Franco

  2. 2 djflash
    giugno 30, 2010 alle 09:02

    e le altre puntate?!!?!?!!?!?

  3. 3 Livingstone
    luglio 24, 2010 alle 16:15

    Mah…
    Non so se dovresti avere paura di qualcosa.
    Di fatto le “disavventure” dei comuni mortali in genere sono popolate da molte meno donne!

  4. 4 Esimi
    aprile 7, 2011 alle 00:48

    Siamo in 4 e ci stiamo bevendo una Bush Triple Blonde 10° anniversario del 2006 leggendo le 5 puntate e sperando nelle nuove avventure.. quando arriveranno? Dopo tutto eri un gran bell’uomo!


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